CONVEGNO NAZIONALE DI SHIATSU ORGANIZZATO DA ASSI (Associazione Italiana Scuole Shiatsu)

Rimini, 24-27 settembre 2009

Intervista a Yvonne Muraglia

Nel corso del convegno Nazionale di Shiatsu organizzato dalla Associazione Italiana delle scuole di Shiatsu – ASSI , abbiamo avuto il piacere di ospitare e incontrare Yvonne Muraglia e di scambiare con lei "2 chiacchiere" ...

D: Dopo un percorso come il tuo la prima domanda forse è un po' ovvia ma ci piacerebbe sapere come ti sei avvicinata allo shiatsu?

R: Per caso... avevo lavorato, in Italia, con una donna che curava i malati di cancro con la macrobiotica, ed è stata un ottima palestra, mi ha aperto la mente a tecniche orientali, a terminologie che a quei tempi non erano conosciute..Subito dopo questo periodo sono andata in America, vivevo a Berkeley, ho comperato un libro di shiatsu e ho cominciato a premermi e funzionava; il primo corso che ho trovato in giro l’ho fatto, era uno della Macrobiotica di Boston, quando sono tornata in Italia, era il 1976, mi sono presentata a casa di Minani (un amico di Yugi) a Milano e gli ho chiesto un trattamento, è stato bravissimo. I giapponesi sono precisi nelle tecniche e creativi, prendono idee dagli altri ma le sviluppano e le modificano da farne delle nuove creazioni. Hanno preso i meridiani dalla MTC, la pressione dell’ Anma e ne hanno fatto un metodo: lo shiatsu.

D: I punti in MTC non si riferiscono solo a parti anatomiche, sono dei campi vibrazionali più ampi e in questo senso vengono usati all’interno di un trattamento, pensi sia possibile questo gioco d’insieme?

R: Sì, certo, per fare questo tipo di lavoro bisogna conoscere bene la medicina tradizionale cinese, i punti shu antichi, e fare dei collegamenti di tipo medico che sono diversi dai principi dello shiatsu.... nello shiatsu usiamo l’istinto, educato ma naturale.

D: Come metti insieme l’istinto delle mani e la conoscenza dei punti dell’MTC nei tuoi trattamenti?

R: Se G.I.4 mi dice "premimi" non lo ignoro ma vado a vedere tutto il meridiano anche sulla gamba. Il punto G.I.4 mi avvisa che c’è una situazione che non va ma il trattamento va sempre rivolto al Kyo e al Jitsu.
Shiatsu non è un lavoro sui punti altrimenti è digitopressione, come ho già detto. Quando di fa shiatsu l’energia viene richiamata in toto e poi i punti approfondiscono e allargano questa energia vitale che abbiamo chiamato tramite la pressione su tutto il corpo.

D: La MTC si basa sui 4 Metodi diagnostici, come li coniughi con la diagnosi di Hara secondo Masunaga?

R: Masunaga conosceva benissimo la MTC, i 4 metodi diagnostici fanno parte anche della Kampo, la medicina tradizionale giapponese. Anche per noi occidentali i metodi di diagnosi sono comodi perchè non siamo abituati al contatto della pelle e possiamo raccogliere informazioni che colleghiamo alla nostra modalità razionale, più formale. Come una persona si presenta, la sua postura, il suo tono di voce, il colore della sua faccia….sono tutte evidenze diagnostiche che mi servono senza però trarre delle conclusioni. Anche il momento dell’interrogatorio è importante soprattutto perchè il paziente lo vuole, pensa che sia più professionale, si sente più a suo agio perchè qualcuno ascolta i suoi problemi. Per noi occidentali è importante esprimere il nostro disagio verbalmente, la modalità giapponese è più chiusa: ricevere un trattamento di shiatsu è semplicemente Kyo e Jitsu per un’ora, hanno una cultura che è basata sul vuoto, sul sentire. Comunque il colloquio ti aiuta a prevenire eventuali errori e le persone si aprono di più se si sentono ascoltate, quindi si prendono questi elementi diagnostici e si coniugano con il tocco - lo shiatsu shi.

D: Il popolo dello shiatsu vive una profonda crisi perchè strutturandosi per il riconoscimento ha perso “lo spirito” dello shiatsu, tu che sei ancora una rappresentante pura di questo spirito dove pensi che stiamo andando?

R: Il mondo dello shiatsu è un mondo maschile, non è a caso se siamo nella gabbia delle istituzioni. Ad un convegno della FIS ho presentato la teoria della natura come madre asserendo che il TAO è una LEI, è la madre che crea il tutto, la vita è un FEMMINILE (è un saggio che si può scaricare dal mio sito).
Ho diviso la conferenza in una parte filosofica dove parlavo della Madre come Tao/Vuoto e una parte di psicologia sessuale dove dimostravo che tutte le arti del “tocco” appartenevano al mondo femminile (la donna è più libera dalla sessualità dell’uomo perchè è più interessata ai figli che al partner, è con l’uomo che comincia la dinastia dei nomi, la proprietà filiale) la pressione costante dello shiatsu è un esempio di qualità femminile. Per quanto su-detto ho ricevuto forti critiche, sono stata accusata di essere “scontata” e anche “femminista” perchè dicevo che la Madre era l’origine delle cose. Mi sono un po’ “incazzata” così ho prodotto e pubblicato il mio saggio perchè bisogna sempre dimostrare che si è bravi con pubblicazioni, convegni, conferenze, discorsi... per noi donne è più difficile saper esprimerci, siamo legate all’emozione, al mestruo e questo ci fa dire le cose in modo più contorto e più emotivo dei maschi. In questa nostra società occidentale, purtroppo, bisogna sapersi esprimere e questo richiede educazione, comprensione, applicazione.
Tornando la popolo dello shiatsu, quello che gli manca è un senso di moralità profonda. Lo shiatsu è un’arte veramente speciale, se muore quest’arte muore una parte dello spirito umano che passa attraverso il “contatto” che è “terapeutico e “speciale”, è questo prendersi cura rispettosamente dell’altro in un modo distante ma vicino, forte ma dolce; lo shiatsu è una pratica “Etica” che porta all’evoluzione, che ci fa crescere, ci fa capire i nostri limiti e quelli degli altri. Bisognerebbe praticare di più insieme, fare dei convegni su questi temi dell’etica (che non è buonismo).

D: Pensi che sia stato nel rapporto con le istituzioni che siamo scesi a compromessi fino a perdere l’identità e il risultato è che siamo una “tribù nelle riserve”?

R: Il problema grosso non sono le istituzioni, è come stiamo tra di noi. Gli indiani hanno perso con i bianchi perchè litigavano tra di loro. Io sto bene con chi fa shiatsu perchè sono persone che cercano di vivere la vita in modo più ampio, cercano di capire il significato più profondo della vita, confidano nel potere delle loro mani e pensano di poter “prevenire e curare” perchè, fondamentalmente, noi popolo dello shiatsu, siamo detentori di un potere magico, bisogna capire come andare d’accordo tra di noi e questo si basa senz’altro su una correttezza etica, che è amicizia, che è parlare diretto. Forse su questo non abbiamo riflettuto abbastanza. Se ognuno cura il proprio “orticello” non è più la prateria, diventa la proprietà. Prateria è dove ognuno, in base alla propria potenza/capacità, coltiva il territorio.

D: E' forse arrivato il momento di evitare di farsi le guerre (alcune per motivi personali hanno poi trascinato interi gruppi), mettere da parte le velleità, le supremazie di potere che spesso ci hanno fatto perdere di vista l’obiettivo e se lasciamo fuori le nostre cose personali forse si può ancora discutere. Che ne pensi?

R: Io ho sempre proposto prima di una riunione di farci un trattamento shiatsu ma spesso c’era il timore di scoprire che l’altro non premeva bene o che era più bravo, c’era sempre il “giudizio” in agguato.

D: Nelle riunioni e nei convegni è sempre molto presente l’aspetto yang, quello della discussione mentre l’altro aspetto quello yin dell’ascolto e dell’accoglienza viene un pò trascurato; poche donne hanno lasciato degli scritti, lo scibile è dell’uomo, maschile e femminile sono forme diverse di espressione e forse sono due aspetti da bilanciare: uomini più capaci di ascoltare, sostenere e nutrire e donne più mentali, che agiscono e si mostrano di più nei convegni?

R: Un mito assiro-babilonese ricorda il passaggio dal matriarcato al patriarcato con il potere che passa alla “parola”, razionalità invece di istintività e sentire. Quello che mi dispiace è che gli uomini non si ricordino che in loro c’è un femminile da rispettare e onorare, a cui dar spazio e, nello stesso tempo, le donne devono “darsi una mossa” verso il maschile, diventare, per così dire, più “intelligenti”, più colte e razionali, devono fare uno sforzo intellettuale per passare attraverso “il VERBO” che sia femminile e che produca un “atto”. Non dimentichiamo che il “parlare è il CUORE”, il problema è fare in modo che le parole abbiano un cuore che possa raggiungere i molti e le donne dovrebbero sforzarsi di occupare di più questi spazi di visibilità attraverso scritti, documenti, convegni che permettano loro di essere finalmente ascoltate,... infine dovrebbero soprattutto cercare di ricollegare i due mondi, maschile e femminile, perchè hanno il potere per farlo.

D: Qualche consiglio da passarci che venga dalla tua decennale esperienza di shiatsuka?

R: L'esperienza del cuore che si fa avvicinando lo shiatsu può risultare migliore se è anche accompagnata da una disciplina yogica. Lo shiatsuka, per fare shiatsu, deve allenare il suo corpo, ogni giorno deve fare qualcosa per se stesso, così sente il suo corpo e di rimando riflette questa sensazione di vita quando fa i suoi trattamenti.
Consiglio almeno un’ora al giorno dedicata allo stretching dei meridiani, o alla meditazione o alla respirazione. Sono tecniche che possono anche essere consigliate ai pazienti.
In ogni caso è molto importante l’allenamento personale soprattutto quando si ha a che fare con persone malate, perchè, con queste pratiche, ci si collega con l’universo che è una fonte inesauribile di energia alla quale attingere ... non si è da soli, l’universo è con noi; questo rende il trattamento shiatsu efficace. Lo studente di shiatsu dovrebbe portare all’esame anche una tecnica yogica (qi gong- stretching..) dimostrando di essere in grado di praticarla. Mi piacerebbe che questo entrasse nel programma dell’operatore shiatsu e soprattutto nella propria “cura” quotidiana.

Luana Gardellin